sabato 17 agosto 2013

Pellegrinaggi laici


Come ogni anno oggi ho effettuato quello che definisco pellegrinaggio laico nei luoghi della Grande Guerra: Sass di Stria, Lagazuoi, Forte dei Sass, Col di Lana. 
Posti inusuali ai più di una guerra combattuta 100 anni fa dai nostri avi (nel mio caso mio nonno, Luciano).
Visitare gallerie e trincee dove uomini come noi hanno combattuto a -25 gradi con nove metri di neve, dove tanti morti fece il gelo quanto la guerra, dove avanzare contro il nemico voleva dire rischiare di morire e non avanzare pure, è sempre toccante per me. 
Quella fu la guerra degli uomini comuni, come mio nonno, contadino, una guerra di tanti altri che non sapevano per cosa combattevano, ma servivano una Patria che poi avrebbero riconosciuta ingrata. 
Pochi sanno che tra queste valli nemici tra un assalto e l'altro si scambiavano cibo (gli italiani per gli austriaci) con tabacco (gli austriaci per gli italiani), quasi a confermare che la guerra non è affare di chi la combatte, ma gioco strategico di chi "la guida". Molte volte nelle vallate del cadore uno di fronte all'altro si trovavano parenti e amici, tra le trincee ci si scambiava messaggi reciproci da spedire ai parenti a casa che per un gioco del destino potevano trovarsi da una parte o dall'altra di un confine, traccia nera su una mappa militare. 

Ma dovevano combattersi... per un ideale lontano e sconosciuto.

Quella guerra tra le montagne dell'alto adige e del veneto non ebbe vinti. 

Nel 1917 il fronte venne smobilitato senza una battaglia decisiva. Il fronte venne semplicemente smobilitato in quanto quel fronte non aveva più "importanza strategica". 

Quella guerra ebbe solo perdenti. 

Persero le migliaia di morti, e i famigliari rimasti a casa. Persero tutti...e nulla fu consolazione per la conquista di quelle cime e di quelle terre.

Se fossi un maestro porterei i bimbi in visita ogni anno fa queste parti, a leggere la storia dalle foto della fatica di una guerra di umili voluta da una generazione di nobili che stava scomparendo, a vedere dove vennero issati cannoni, dove dovettero vivere i nostri avi per una guerra assurda.

Da quella guerra venne il fascismo (in germania il nazismo), un Italia che si illudeva di essere grande, venne un'altra guerra, la vera guerra mondiale. 
Di questa guerra si ricordano gli eroi delle retrovie, i generali, e non gli eroi umili sotto nutriti con gli alluci amputati dal gelo. 
Di questa guerra rimane tuttora il distacco tra la gente e chi li manipola, un distacco forte, senza punti di contatto, senza elementi in comune. 

Di questa guerra rimane l'insegnamento che le guerre sono inutili, ma non ci sono più i maestri che lo insegnano partendo da qui. Di questa guerra rimangono le orde di ferragostani che vivono le trincee come l'ennesimo gioco, l'ennesimo scherzo di una natura lontana e non loro, di questa guerra rimane l'assenza di quei posti che la retorica definì "sacri alla patria" che sono sacri, ma non alla patria, sacri altari dei santi laici che in tutto il mondo sono morti in guerre assurde e senza senso.

4 commenti:

  1. Quella guerra ebbe solo perdenti, sì ma quella guerra continua ad avere perdenti. Come hai concluso tu non ci sono più maestri che lo insegnano, ma peggio ancora stiamo perdendo i nonni che hanno vissuto la seconda e con i loro racconti riuscivano a farsi ascoltare. Io almeno mi ricordo quello che mi dicevano, il brivido che provavo quando mi raccontavano della paura, della fame, del rumore dei bombardamenti. Io provo un brivido già solo quando vedo le indicazioni dei rifugi che ancora appaiono sui muri di Bologna e mi fermo a pensare che quella strada che sto percorrendo un giorno di tanto tempo fa la stavano percorrendo persone in fuga alla ricerca della salvezza. Ma so che nè i nostri figli nè tantomeno i nipoti proveranno quel brivido che provo io. Passano già oltre quelle scritte, le ignorano, non sanno nemmeno che ci sono perché non le vedono, si annoiano se gliele fai notare.
    Ciao.

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    1. Forse hai ragione; l'unica cosa che possiamo fare è continuare a ricordare.
      Luciano

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  2. gianluigi petrò30 agosto 2013 11:25

    la natura non ha mai fatto guerra a nessuno ,l'uomo essendo essere pensante è riuscito nello scopo di creare terrore e guerre per il sol fatto di credersi superiore al suo simile,questo si dovrebbe insegnare alla gioventù,non l'egoismo smisurato che ci attanaglia in questo tempo della rincorsa all'oro che non cè, al consumismo sfrenato , la prima guerra mondiale quella che tu Luciano descrivi molto bene e saggiamente il mio povero papà la vissuta in prima persona, ed era ancora un ragazzino quando l'hanno arruolato e mi raccontava di quelle cose da far rabbrividire,al solo pensiero di sentirle pensa l'oro che le hanno vissute,la storia non bisogna dimenticarla e istruire i giovani che apprendano che la guerra porta solo dolre e danno alla gente povera.

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    1. Gianluigi, dalle tue parole riconosco la saggezza di sempre...

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